Sono trascorsi ormai cinquant’anni dal più famoso scandalo letterario del secolo scorso, il romanzo “Antivierge” che uscì in Francia nel 1967, formalmente anonimo (risultava firmato soltanto con lo pseudonimo: Emmanuelle) e vendette milioni di copie in tutta Europa negli anni successivi (più di cinquecentomila copie in Italia, un vero record). Soltanto in seguito si scoprì che l’autrice di quel testo era Emmanuelle Artan, una signora thailandese che aveva sposato un diplomatico francese. E oggi una nuova thailandese (al secolo: Tiara Bangkui, di professione massaggiatrice) si propone di rinnovare i fasti di quello scandalo. Ma i tempi sono cambiati e un romanzo, probabilmente, non riuscirebbe più a sollevare un analogo scalpore. Per questo la nuova Emmanuelle ha pensato a un film. Dal titolo esplicito e accattivante: “Vieni che ti succhio…”. La nuova Bibbia dell’erotismo orientale più estremo, delizioso e morboso che si possa immaginare.

Servizio pubblicato su La Mela di Eva Magazine N. 2 – Marzo 2006

Bangkok, febbraio. L’appuntamento è fissato a mezzogiorno nella hall dell’Hilton. C’è un andirivieni continuo di una folla internazionale e non conosco Tiara. Ma le persone che mi hanno consentito questo incontro hanno giurato che non avrei fatto nessuna fatica a individuarla, sostenendo che la rassomiglianza, anche fisica, con la scrittrice franco-thailandese Emmanuelle Artan, da giovane, è impressionante. Quando Tiara entra nell’hotel, infatti, riesco immediatamente a capire che si tratta di lei. Lo sguardo sincero e i modi raffinati mi mettono immediatamente a mio agio. Purtroppo, la ragazza spiega di non avere troppo tempo a disposizione ed entriamo subito in argomento, dopo esserci accomodate a un tavolo del bar dell’albergo.

Che cosa c’è di vero in questa storia, secondo cui tu ti appresti a diventare la nuova Emmanuelle internazionale?” le chiedo.
“E’ successo tutto molto casualmente” risponde Tiara. “Vedi, io parlo bene il francese. Lavoro in un centro di massaggi erotici e un giorno un cliente, che proveniva dalla Francia, mi ha regalato la copia di un romanzo. Che non conoscevo. Si trattava di “L’Antivierge” della scrittrice Emmanuelle Artan.
Molto incuriosita, anche perché la signora in questione era una mia connazionale, ho divorato il romanzo e ne ho apprezzato la poesia e la morbosità, l’esaltazione della libertà di pensiero e lo stile letterario innovativo. Immediatamente mi sono sentita investita di una specie di missione: ricreare a distanza di tempo una nuova Emmanuelle. Il nome che
ho scelto, con un riferimento non casuale proprio a tutta questa storia, è Emmanuelle Artan”.

“E che cosa è successo in seguito?”
“Ho cominciato pazientemente un lavoro di preparazione dell’operazione che avevo in mente. Ho preso appunti sulle tecniche di massaggio erotico che normalmente noi pratichiamo qui, in Thailandia, e da quel materiale ancora grezzo ho cominciato a immaginare la storia per un film erotico, molto diverso dalle solite cose che si vedono in giro…”

Vale a dire?”
“Vale a dire che il vero erotismo non consiste, secondo me, nella presentazione cruda e spietata di rapporti sessuali raffigurati in modo animalesco, ma, al contrario, in una dimensione raffinata e morbosa, possiamo anche dire:poetica, del sesso. In Thailandia noi siamo abituati a tutto questo ma da tempo ho capito che in occidente, in Europa, per esempio, non è così. Per questo ho pensato che un film che si facesse portavoce di un vero e proprio discorso ideologico su un nuovo modo di intendere l’erotismo, in termini di perversione mentale più che fisica, avrebbe potuto forse ricreare un succulento scandalo internazionale e dare uno scossone alle menti impigrite e stanche di tante persone, che non riescono più a trovare nella pornografia classica importanti motivi di autentico interesse…”.

“Ha già un titolo questo film? E il tuo ruolo quale sarà? Soltanto di
sceneggiatrice o anche di attrice?”

“Il film si intitola: ‘Vieni che ti succhio…’ E io, oltre a curare la sceneggiatura
e la regia, ne sarò anche l’interprete principale. Ma non devi pensare che si tratti di una produzione povera. Nel film ci saranno altre quarantacinque ragazze thailandesi, tutte mie colleghe massaggiatrici che si sono prestate volentieri a collaborare con questa opera totalmente nuova…

TIARA CI RACCONTA COME SI SUCCHIA

“Vieni che ti succhio” dovrebbe iniziare le riprese nella imminente primavera, in Thailandia, prodotto da una etichetta locale, con mezzi molto modesti. Quasi tutto lo staff ha accettato di lavorare gratis: una vera e propria scommessa orientale contro i big americani ed europei della cinematografia hard. Il film racconta la storia di una massaggiatrice di Bangkok che lavora in un “massage parlour”, un centro di massaggi erotici. Un giorno la moglie gelosa di un cliente americano piomba nel centro e sfida la massaggiatrice, sostenendo di essere più brava di lei a fare i pompini. Da questa trovata sorprendente si snoda una intricata vicenda fatta di morbosità. La ragazza in questione, infatti, capisce di non poter essere competitiva con la rivale americana, in fatto di erotismo orale, ma si ricorda di una amica e collega, che vive adesso in villaggio del nord e che è famosa per il proprio risucchio. Decide di partire e di andare a cercarla. Durante questo viaggio, le occasioni di erotismo morboso e cerebrale si sprecano. Nel film lavorano più di quarantacinque ragazze thailandesi, tutte impegnate in ruoli erotici e tutte in scena nel finale orgiastico. Da non perdere.

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